Riti e Leggende

Aroma Vero, un caffè leggendario

Il pastorello Kaldi e la bevanda magica

Tra le leggende più antiche c’è la storia yemenita del pastorello Kaldi che un giorno perde le sue capre. Affranto Kaldi cerca disperato i suoi animali e quando li ritrova li vede molto più energici del solito e intenti a mangiare piccoli frutti rossi così, Kaldi decide di cogliere i frutti e di portarli nel monastero di Chehodet. Furono i monaci a svelare il segreto racchiuso in quelle piccole bacche: prepararono e bevvero un decotto che permise loro di restare svegli durante le veglie di preghiera e di aumentare la concentrazione. La bevanda eccitante fu ribattezzata “Qahwa”, “Ciò che stimola, che tiene in alto” in onore del sovrano persiano Kavus Kai, asceso al cielo su un carro alato.

Omar il guaritore

Per il guaritore Omar il caffè rappresentò la vita. Bandito dalla città natale Mocha nello Yemen e recluso in una grotta nel deserto sembrava destinato a una morte fatta di stenti. Per resistere alla fame colse delle bacche rosse dagli arbusti vicini, correndo il rischio di ingerire qualcosa di velenoso.Le bacche non si rivelarono tossiche ma troppo dure e amare, quindi provò ad arrostirle e a farle bollire. Dopo aver bevuto quell’acqua scura si sentì immediatamente rigenerato. La condivise con un vecchio pellegrino debilitato e avvenne il “miracolo”: l’anziano riuscì a riprendere il cammino di casa e Omar fu riaccolto in città, dove ricevette gli onori e usò le bacche degli arbusti per guarire gli abitanti dalla peste.

Nato dalle lacrime di un dio

Tra gli Oromo (un gruppo etnico africano) esiste il mito del caffè nato da una lacrima. Il dio Waqa, la più grande divinità degli Etiopi, convocò un uomo per comunicargli la data della sua morte. Dopo aver conosciuto la sua fine chiese di poter essere immortale e di restare per sempre accanto al dio. Waqa, adirato dalla richiesta, decise di farlo morire immediatamente. L’uomo scappò invano, morendo proprio vicino alla tomba che era stata preparata per lui. Quando il dio visitò la sua tomba si commosse e nel preciso istante in cui le sue lacrime toccarono terra nacque una piantina di caffè.

Il caffè: la storia di una polvere aromatica

La storia del caffè si perde nella notte dei tempi; intorno a questa bevanda nera e corroborante si intrecciano infatti racconti magici rintracciabili già nel I Libro dei Re e nel mito di Elena di Troia. Quando gli Arabi fecero la scoperta dell’acqua calda, essa fu impiegata per la preparazione delle bevande; tra queste c’era il caffè.

Fu verso l’anno Mille che le popolazioni nomadi cominciarono a trasportare la sua pianta che conquistò l’Arabia, la Siria, l’Egitto e la Turchia. Da allora, a partire da Istanbul, si diffusero locali in cui poter consumare una deliziosa bevanda chiamata caffè e ben presto questi luoghi divennero lo spazio d’incontro di poeti e letterati. Essi offrivano anche una vasta rosa di svaghi, tutti accompagnati dall’aroma e dal sapore intenso di questa bevanda.

Il caffè penetrò in Europa con i Turchi e per il tramite della città di Venezia. In Occidente fu subito fermento: c’era chi accusava il caffè di insonnia, chi d’esser cagione d’ozio e chi gli puntava il dito contro asserendo di essere legato ai vizi del popolo turco.

La prima “Bottega del Caffè” fu aperta nel 1681 a Venezia. Sorgeva sotto i portici delle Procuratie Nuove: qui veniva servito il caffè alla turca.

Da questo momento la moda del caffè si diffuse a macchia d’olio. In Inghilterra gli spazi dedicati a sorseggiarlo adottarono l’insegna “Alla Testa del Turco”; a Parigi il primo caffè sorse vicino alla Comedie Francaise e fu denominato “Procope”. Il locale divenne presto il ritrovo di commedianti e artisti.

Nella capitale francese anche i politici presero l’abitudine di riunirsi nei caffè; non a caso il parigino “Café de Foy” fu il più importante centro di agitazione della Rivoluzione francese.

Fra il XVII e il XVIII secolo gli Europei diffusero la coltivazione del caffè nelle colonie americane.

Ancora oggi il successo della nota bevanda non si ferma; il caffè, infatti, scandisce le giornate di ogni cittadino in qualsiasi parte del mondo. Al mattino, quando sorge il sole, un esercito di persone assapora il suo caffè.

Bere il caffè: una pratica che si fa rito

Si gusta a casa e al bar, si può assaporare da soli oppure in compagnia… il caffè è una bevanda amica di silenzi e conversazioni. Dal colore nero e dal profumo aromatico e avvolgente, l’espresso è la bevanda più amata dagli Italiani. Affondare le labbra in una tazzina fumante è per l’Italiano una pratica piacevole e rilassante.

La tostatura varia a seconda dei gusti e dei costumi dei consumatori.
Poterlo fare a casa propria gustando un espresso come quello del bar è un sogno a lungo accarezzato che oggi si realizza grazie alla macchinetta Aroma Vero caricabile con 9 capsule dal gusto differente che porta in ogni dimora la bontà di un ottimo caffè come quello consumato al bar.

Considerato dagli Italiani una vera e propria tradizione, il “rito” del caffè è diventato da tempo immemore una pratica che arricchisce la quotidianità di ogni individuo.

Nel sud Italia il caffè rappresenta la cultura napoletana nel rito de “‘na tazzulella ‘e cafè”, che nella città partenopea è il simbolo per eccellenza della socialità. A Napoli il caffè non viene consumato per aiutare il risveglio delle membra ma è una abitudine sacra che consolida ospitalità e momenti di socializzazione.

In generale, nella penisola italiana, sorseggiare questa bevanda nera è una la pratica radicata nel costume di un popolo che ha eletto il caffè a bevanda nazionale.

Gli americani preparano invece diversi tipi di caffè: il caffè breve, il tobio, the gibraltar, the red eye. Il primo è simile al nostro cappuccino ma è realizzato con latte e panna e risulta essere l’esatto contrario del nostro caffè nero; il secondo nasce da una miscela di caffè normale ed espresso divisa in parti uguali. The gibraltar è un caffè espresso lungo e macchiato nato a San Francisco che prende il nome dal bicchierino di vetro con il quale viene servito mentre the red eye è il vero e proprio caffè del risveglio, realizzato con una miscela di espresso gusto forte e una parte di caffè americano.

In Spagna si consumano ben due tipi di caffè: il bon bon e quello con miele. Il bon bon nasce dall’incontro tra espresso e latte condensato, mentre il rito del caffè con miele prevede il consumo di una bevanda allungata con latte caldo, poca caffeina e sentori di cannella e miele.

Dalla Spagna ci spostiamo al Portogallo, dove è possibile assaggiare il caffè cortado, il caffè macchiato, che può essere degustato anche in Colombia. I Portoghesi sono soliti sorseggiare anche il galao, che presenta molta schiuma di latte ed è simile al latte macchiato, e il mazagran, un caffè tipico di Lisbona che viene servito con ghiaccio e limone.

A Hong Kong il caffè viene denominato yuanyang; degustato in chioschi all’aria aperta, si beve rigorosamente in coppia. La bevanda nasce dalla composizione di un delizioso mix a base di black tea, caffè e latte condensato.

Anche a Cuba sorseggiare il caffè è un vero e proprio rito. Qui la bevanda nera viene degustata già zuccherata in precedenza all’interno di una brocca.

In Messico il famoso caffè de olla è aromatizzato dall’aroma di cannella e dall’impiego dello zucchero di canna messicano.

Il popolo senegalese beve invece un caffè dai poteri curativi: il caffè touba. Questa bevanda, molto amata dalla medicina ayurveda, si prepara con pepe longorum e caffè e ha potenzialità stimolanti e depurative.

In India, infine, il rito del caffè prevede il consumo dell’Indian filter coffee, che viene realizzato con latte, caffè in polvere e acqua.